False e finte: la pretestuosa evocazione e l'ingloriosa fine delle Primarie tra Napoli e Benevento

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L’Editoriale di Carlo Panella – Dal Quaderno Settimanale n. 600 - Che brutta fine hanno fatto le Primarie! Naufragate nello scandalo a Napoli, brandite come spauracchio ed evaporate nel nulla a Benevento, senza nessuno a piangerle. Di fronte a tale scempio, giova ricordarne senso e funzioni.

Ceto politico e società civile di una comunità, benché legati in origine, essendo l’uno prodotto dell’altra, sono in potenziale e spesso effettivo contrasto. Per questo quando, dopo rivoluzioni, guerre o rivolgimenti sociali, si riscrivono le norme fondamentali, le costituzioni e gli statuti cercano di limitare il campo di azione degli eletti detentori del potere politico: questi, infatti, tendono a trasformarsi in ceto chiuso e a perpetuarsi. Da qui la previsione di organi di controllo e di garanzia, da quelli meno cogenti fino alla magistratura.

Tende a prevenire più che a curare questo andazzo, la norma che negli Usa impedisce la terza elezione del Presidente della Repubblica dopo aver espletato due mandati consecutivi. In Italia, clausola analoga è stata introdotta, dal 1993, per l’elezione del presidente della Provincia o del sindaco.

Negli Stati Uniti si tengono anche le Elezioni Primarie per arginare le elite partitiche e allargare la platea di chi conta nei processi della politica, in aggiunta alle cicliche chiamate alle urne. E’ una preliminare valutazione di massa dei candidati alla carica da parte degli elettori di riferimento, cioè, iscritti in delle liste come ‘repubblicani’ o ‘democratici’

Il più votato sfiderà il concorrente della parte opposta, scelto allo stesso modo. Si dà spazio alla contrapposizione interna, la considera benefica e per ciò è puntualmente codificata. Dopo questo forte e regolato scontro, si fa virtuosamente fronte comune col prescelto, contro il candidato avversario nelle elezioni ufficiali.

In Italia l’adozione di tale sistema allargato di selezione del ceto politico è avvenuta solo nel centrosinistra, a partire dalla metà del decennio scorso. Ha visto una significativa partecipazione per le elezioni politiche, più contenuta per le amministrative. Cifre a parte, l’indizione ha avuto senso e consenso quando le Primarie hanno sancito un reale confronto tra diverse interpretazioni della linea della coalizione, con corrispondenti distanti candidati.
Anche con esiti opposti alle previsioni come per Vendola, due volte outsider vincente alle Primarie, due volte eletto governatore in Puglia.

Con nulla di tutto ciò hanno avuto a che fare le Primarie abortite di Napoli o quelle mai nate di Benevento. Nel primo caso, si sono trasformate in un autodafé per il centrosinistra che prima ha chiamato alle urne 40mila persone a scegliere tra una mezza dozzina di aspiranti candidati-sindaco, poi non è stato capace di ratificarne il risultato!

Per le reciproche denunce di inquinamento del voto nei gazebo: da parte di esponenti del centrodestra intervenuti a scegliersi l’avversario; o, peggio, da parte di esponenti della malavita; o, addirittura, da parte di molti stranieri improvvisamente interessatisi alle sorti di Palazzo San Giacomo (tacendo dei veleni sui voti comprati in contanti…).

Un suicidio che ancora non vede fine, tra PD commissariato, ricorsi e un candidato sindaco tutto da trovare, non si sa come! A Napoli, dunque, la debolezza organizzativa e l’inadeguatezza regolamentare di tali Primarie sono emerse in tutta la loro rilevanza, ma niente accade a caso.

Le norme a tutela della partecipazione hanno sicura forza, se imposte dal basso o se dal basso fatte proprie. Quando mancano tali origine o appropriazione, le Primarie dimostrano la loro fallacia. In parole povere: si protegge e difende il territorio se lo si sente proprio!

Prima di passare al capoluogo sannita, va svelato un altro subdolo aspetto: le Primarie calate dall’alto, cioè organizzate in modo strumentale, fallendo producono per il ceto politico comunque un risultato: si svilisce, in tal caso, uno strumento di democrazia partecipata che può solo danneggiare i manovratori…

A Benevento, infine, c’è stata soltanto l’evocazione delle Primarie (soprattutto da parte di una componente del PD) come mezzo per contrastare l’automatica proposizione del sindaco uscente.

Trattandosi di una finzione, avulsa da una diffusa esigenza di tenerle che evidentemente non c’era e non c’è, si è trasformata in farsa. A contendere la candidatura a primo cittadino alle Primarie, infatti, non s’è proposto un candidato d’un altro partito o dello stesso PD ma distante e critico verso l’esperienza amministrativa degli ultimi cinque anni. Lontananze obbligate, per poter dare un senso alla chiamata del ‘popolo del centrosinistra’ per la scelta.

No, l’unico a proporsi contro il sindaco attuale è stato un suo assessore, del suo stesso partito e che, per cinque anni, ha votato con lui tutte le delibere, senza dissensi. Improvvisamente ed ex post, ha avanzato riserve su quanto deciso in Giunta e fatto sapere di voler dare spazio alle sue ambizioni! Non s’è trattato d’un solipsista allo sbaraglio ma della testa d’ariete di un’arcinota fazione, oggi nel PD.

Sia come sia, dopo lo sbandieramento e la veemente richiesta di celebrazione, di colpo le Primarie sono sparite dal “dibattito pre-elettorale”. Nessuno ovviamente ne ha spiegato il perché. Quando è sopraggiunto l’harakiri di Napoli, qui erano già sepolte. E’ toccato, infine, al segretario della Federazione della Sinistra, dolersene, prenderne atto e comunicarlo. Non una sola parola, invece, da chi le aveva brandite: i cinesi si sono risparmiati la fila ai gazebo.



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