Festa dello Struppolo, tre giorni di arte, storia e cultura

10:46:32 3291 stampa questo articolo
L'Abbazia di San Salvatore TelesinoL'Abbazia di San Salvatore Telesino

Torna dal 4 al 6 settembre a San Salvatore Telesino, la XIII edizione della Festa dello Struppolo. Il centro storico si animerà per tre giorni di profumi, voci e suoni. Inoltre, sarà possibile passeggiare tra il mercatino dell’agricoltura e dell’artigianato, partecipare a workshop e laboratori, partecipare ai percorsi del gusto e visitare i luoghi di una storia millenaria.

Aprirà i battenti venerdì 4 settembre la XIII edizione della Festa dello Struppolo. Il centro storico sansalvatorese si veste dunque a festa per accogliere gli innumerevoli amanti dell’enogastronomia e propone diversi percorsi di notevole interesse anche storico culturali.

Sarà possibile infatti, partecipare a visite guidate e ripercorrere alcune tappe di una storia millenaria. Chi vorrà, potrà infatti addentrarsi nei sotterranei dell’Abbazia Benedettina, guardare incuriosito le opere di Massimo Rao esposte all’interno di una pinacoteca a lui dedicata, rimanere meravigliato davanti ai reperti dell’Antiquarium Telesia o uscire rigenerato da una passeggiata nel parco naturalistico del Rio Grassano o ancora ammirare i fenomeni carsici naturali ‘I Puri’ lungo il versante di Monte Pugliano.

Massimo Rao

Massimo Rao è nato a San Salvatore Telesino il 6 gennaio del 1950. Eclettico e geniale, si contraddistingue per il suo ‘universo fantastico e malinconico’. Numerosi anche i luoghi che hanno accolto le opere del “pittore della luna”, “per l’immagine che spessissimo amava inserire nei suoi quadri, tra cui Amsterdam, Maastricht per il “The European Fine Art Fire” e poi ancora New York, ed il Panorama Museum di Bad Frankenhausen in Germania che all’artista ha dedicato una mostra monografica chiamata "Animula, vagula, blandula". Un pittore inquieto Rao, che amava dipingere nelle sue tele “personaggi asessuati immersi in una dimensione onirico-surreale, in cui traspaiono la tensione interiore dell'artista, l'inquietudine e l'atemporale solitudine dell'uomo”. Rao è anche presente ad Expo nel padiglione Eataly all’interno della mostra “Il Tesoro d’Italia”, su espressa volontà di Vittorio Sgarbi, con l’opera “Monsieur Troublet” Ornitologo, un olio su tela 80x90.

Telesia...il Casale..il paese

Le origini del centro di San Salvatore Telesino, sono da ricercare espressamente tra i meandri della storia dell’antica città di Telesia. Originariamente sannita, diviene colonia romana dopo l’occupazione avvenuta nel 214 a.c. da parte di Quinto Fabio Massimo che battè così il condottiero cartaginese Annibale. La distruzione della città si deve invece a Lucio Cornelio Silla che si vendicò dell’affrotno ricevuto da Roma da parte di Caio Ponzio Telesino, discendente di quel Caio Ponzio – anch’egli nato a Telesia – che battè i romani nella battaglia delle Forche Caudine. Con i Cracchi la città divenne Colonia Herculea ed ebbe un espansione velocissima. Punto nevralgico del passaggio tra la Campania Felix e l’Apulia, fu sede di scambi commerciali.

Con i Longobardi fu sede di un gastaldato ed il suo delino incomincio con le scorribande dei saraceni, a conquistarla infatti fu Massar che la distrusse parzialmente. Divenuta in seguito sede di una contea normanna venne incendiata nel 1193 da Tancredi di Lecce. Il terremoto del 1349, e la conseguente fuoriuscita di anidride carbonica e solforosa, che diedero vita alle acque oggi termali, la città venne definitivamente abbandonata. I cittadini si spostarono così verso nord dando vita al ‘Casale di San Salvatore’ nei pressi dell’Abbazia, luogo in cui soggiornarono Anselmo d’Aosta e Ruggero II. Fu un centro culturale di enorme validità ed ebbe come abate anche Alessandro Telesino, storico dei normanni che scrisse: la “Ystoria Rogerii regis Sicilie Calabrie atque Apulie”. 

A sovrastare il paese c’è la Rocca, che fu eretta dai Sanframondo nel XIII secolo, fu sede episcopale prima di passare poi successivamente ai Carafa. Immersa nel centro storico è la chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta, che ospita le tele del Giordano e del Sarnelli. Appena fuori dal centro abitato vi è poi il Grassano che viene citato nel XVI secolo da Leandro Alberti nella sua opera "Descrittione di tutta Italia". 



Articolo di Enogastronomia e tipicità / Commenti