Il Ponte delle Serretelle nel riemergere della storia

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Riceviamo e pubblichiamo.
Sul numero del Sannio Quotidiano del 25 marzo 2003 si leggeva come, a seguito di una denuncia della Lipu, gli abitanti serratellesi si fossero, a loro volta, sentiti in dovere di chiedere all’Amministrazione Comunale di Benevento un impianto di depurazione per le acque scorrenti nel loro territorio.
Ciò ci ricordò una nostra gita in quella zona, nell’anno 1991, allorquando fotografammo il così detto Ponte Romano, appena restaurato.
Ci interessammo alla storia di quel luogo e, proseguendo le ricerche di storia locale, apprendemmo che nell’anno 1113 d.C. la guerra contro i Normanni fu ripresa, ancora più duramente di prima: “Mentre il Connestabile Landolfo, in previsione di tranelli dei nemici, presidiava il Ponte della Serratella con una schiera di armati, ecco si presentavano circa cinquanta cavalieri, del Conte Roberto, che se ne stavano acquattati tra i frutteti della città, pronti a manovre fraudolenti. Si verificò tra loro uno scontro, alla fine i nemici si diedero alla fuga e il Connestabile fece dieci prigionieri con le loro armi (Falcone Beneventano, Chronicon. Traduzione, introduzione e note di Raffaele Matarazzo, Arte Tipografica, Napoli, 2000, p. 11. Il benemerito traduttore di questa importante opera, alla p. 210, note 34 e 29, precisa che il ponte sorgeva su un piccolo torrente che scendeva nella zona nord-ovest della Città, oltre la collina della Gran Potenza. Il conte Roberto è in realtà Roberto I Drengot, principe di Capua, morto nel 1101, figlio di Riccardo II, devoto ai duchi di Puglia e al Papato).
Da un documento angioino apprendemmo ancora che, intorno all’anno 1270 d. C., alle Serretelle, esisteva un vero e proprio Castello, un luogo fortificato, intorno al quale doveva essere ubicato un Casale, feudo del monastero di S. Sofia di Benevento; quel feudo, essendo andato in fiamme, fu esonerato dal pagamento delle tasse che il monastero, quale feudatario, era tenuto a versare al fisco annualmente (Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti, Napoli, presso l’Accademia, vol. XII, p. 84).
Possa questo breve studio costituire spunto per altrettante indagini su casali beneventani quali Maccabei, Motta, S. Leucio ed altri ancora.
Amato Campolongo



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