Inchiesta Cusano Mutri. Maturo racconta la sua verità: "Giudici non hanno creduto a cantastorie"

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Conferenza MaturoConferenza Maturo

Il 31 gennaio scorso era arrivato dalla Cassazione anche il rigetto del ricorso presentato dalla Procura.

Si è svolta ieri sera, in una piazza Orticelli stracolma, la conferenza stampa di Giuseppe Maria Maturo sindaco di Cusano Mutri che il 28 giugno del 2018 finì agli arresti nell’inchiesta “Come ti metti dopo” condotta dalla Procura di Benevento. Con Maturo, ai domiciliari – l’ordinanza fu firmata dal Gip del Tribunale sannita – finì anche il geometra Remo Di Muzio. L’accusa, era quella di concussione in concorso. Presenti alla conferenza stampa anche i difensori del primo cittadino, gli avvocati Antonio Barbieri e Marcello Severino.

Un appuntamento ‘pubblico’ che Maturo ha definito “doveroso” e che è servito a chiarire gli aspetti della vicenda “ai miei concittadini ed a tutta la Provincia di Benevento”, ha poi aggiunto. Come si ricorderà, il 19 luglio scorso vi era stato l'annullamento della misura cautelare da parte del Tribunale del Riesame di Napoli. Una decisione confermata dalla Corte di Cassazione il 31 gennaio.

Le indagini erano partite dopo la denuncia di un imprenditore edile di Cusano Mutri che indicava l'esistenza di un ‘probabile’ sistema concussorio messo in piedi dal primo cittadino che, in concorso con un tecnico esterno all’amministrazione comunale, per l’affidamento di lavori pubblici di somma urgenza disposti dall’Amministrazione Comunale dopo gli eventi alluvionali che colpirono la provincia di Benevento nel 2015. Secondo gli inquirenti, il primo cittadino avrebbe preteso “il versamento di una tangente, pari al 50% sull’importo di uno dei lavori appaltati”.

La mia posizione – ha detto il sindaco – è stata chiarita da ben otto giudici. Una vicenda triste è che mi ha segnato”. Maturo è deciso ad andare fino in fondo, spiega i fatti uno alla volta e lo fa con lucidità, senza tentennamenti lasciando addirittura ascoltare gli audio delle intercettazioni e leggendo le motivazioni assunte dal Riesame in merito all’annullamento della misura cautelare.

Ero accusato di aver richiesto tangenti, di aver imposto l’assunzione di un operaio di aver richiesto dei lavori gratis” spiega la fascia tricolore che intenzionato a rivelare tutta la sua verità rispetto a questa vicenda. “La frase rivolta dal denunciate ‘come ti metti dopo?’, in un contesto in cui si stavano tutelando gli interessi del Comune per eliminare un dispendioso contenzioso amministrativo, è stata strumentalizzata facendola diventare la minaccia con la quale, per quasi due anni, lo stesso si sarebbe sentito sotto scacco. Il Riesame – spiega il sindaco – a proposito di questa frase, che il denunciante, l’ha registrata a futura memo. Lui gli ha dato un significato intimidatorio circa un anno e mezzo dopo che è stata pronunciata in tutt’altro contesto quando gli è servita ad imbastire questa storia vergognosa”.

L’azione chiarificatrice di Maturo prosegue. “Io non ricatto e non subisco ricatti(…) La giustizia protegge chi dice la verità non gli sciacalli e i calunniatori. Le mie parole sono state trasparenti pure se carpite in maniera disonesta(…) Dico di essere stato fortunato perché proprio attraverso quelle parole registrate, approfittando della mia buona fede, quelle parole messe insieme come un mosaico a sfavore della mia persona, ho dimostrato quanto fossi trasparente come uomo e sindaco e ben otto giudici, tre del Riesame e cinque della Cassazione, hanno letto ed hanno capito subito l’assurdità della mia vicenda giudiziaria”.

Maturo poi tuona “Da intercettazioni telefoniche ed ambientali non è emerso nulla e mai parlato di soldi” e poi citando il Riesame dice: “La tempistica e la modalità delle sequenze in cui si articola l’acquisizione degli elementi dimostrativi fondanti l’assunto accusatorio appaiono ictu oculi assolutamente anomale”. Maturo aggiunge: “I giudici della Cassazione scrivono che è inafferrabile il contenuto della minaccia”.

Maturo, rispetto alle accuse cita poi la Cassazione: “Sono stati sottoposti ad analisi critica tutti gli elementi di prova, i colloqui registrati ritenuti decisivi, gli interrogatori degli indagati e le dichiarazioni del denunciante ritenuto inattendibile perché è anomala la tempistica e la sequenza dei fatti da lui narrata”.

Il primo cittadino del centro titernino chiarisce ai presenti anche i fatti legati alla presunta “pressione” per l’assunzione di un giovane ed i lavori che sarebbero dovuti essere fatti in una sua proprietà. Prima di concludere il momento di chiarimento asserisce: “Sono certo che mi batterò fino alla fine e affinchè la verità venga fuori. Lo faccio per la mia dignità, per la mia famiglia e perché un sindaco rappresenta una comunità, non può avere macchie. Lascio agli altri la scelta di vivere nell’ombra, di nascondersi, di tramare. Io ho il dovere di essere trasparente, di rendere conto alla mia comunità, soprattutto se mi colpiscono in maniera così violenta e sleale”.



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