Isabella Pedicini, libro di ricette e di educazione sentimentale

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Nell’ambiente intimo e quasi ‘casalingo’ dell’Almost Blue, rischiarato da luci curiose, ma discrete, alcuni amanti del cibo e del loro significato, si sono dati convegno in occasione della presentazione del nuovo libro di Isabella Pedicini “Ricette Umorali – In principio era la pasta al tonno”. A far da cornice e sostegno all’autrice nella presentazione del suo scritto, Anna Lisa De Mercurio, Marialaura Simeone e Angelo Nenna.
Martina Iorio ha incuriosito e divertito il pubblico con letture tratte dal testo che, più di ogni altra riflessione, hanno rivelato lo spirito ironico-letterario di un libro che affianca, sapientemente, cucina e universo di affetti. Uno scritto che parla di cibo e di emozioni in una felice coincidenza, secondo noi, con il vicino Natale e con la sua essenza materialistico-spirituale. Storica dell’arte costretta a vivere lontano per ragioni di studio, la Pedicini ricostruisce nel suo scritto, difficoltà di sopravvivenza alimentare legate al suo star fuori casa, e semplici stratagemmi alimentari , come appunto la pasta al tonno, evoluti presto in piatti più complessi e capaci di soddisfare se stessa e quanti intorno a lei. Cucinare significa però riflettere sul cibo, sugli utensili necessari al gesto culinario, ma soprattutto sui comportamenti, spesso kafkiani, che il cibo richiama, come l’amore-odio per la Nutella, gratificante e rassicurante già nel gesto del suo spalmarsi, ma capace di suscitare rimorsi quando ci abbandoniamo all’aggressione fisica del bramato barattolo o all’accostamento della stessa con altri alimenti calorici, ma buoni. Romanzo dunque di formazione, che inizia con un viaggio verso la grande città, con tutte le giovani aspettative e speranze, e diventa pretesto di attenta e arguta riflessione di stati d’animo importanti, per se stessi e per la persona per cui si cucina. In fondo dividere la tavola è un po’ dividere la propria vita con altri, così come ogni ricetta associa se stessi a persone, luoghi, sentimenti, dunque a pensieri che, come il cibo, possono essere dolci, amari, insipidi, aspri, piccanti.
Voglia di gratificare se stessi e chi ci sta vicino, in una sorta di diario della propria vita che passa per la memoria familiare e dunque per la cucina, partendo magari da un quadro della propria casa, come quello della ‘Vucciria’ di Guttuso, osservato con curiosità infantile e poi amato come studiosa dell’arte, fino a penetrare lo spirito filosofico e umano dello storico mercato palermitano.
Un libro di ricette, ma soprattutto di educazione sentimentale, in un percorso che passa da una valigia piena zeppa di canovacci e barattolini di cibo, al gesto di apparecchiare una tavola o tante tavole.
In fondo, parlare di cibo ci mette nella condizione di dominare il cibo stesso, un po’ come accade per le emozioni che travolgono e spesso distruggono e che, per essere vinte, devono essere affrontate, analizzate, comprese e dunque dominate, associando ‘leggerezza ed obesità’ di cibo e sentimenti, in un tutt’uno armonico e significativo. Un libro dunque di ricette umorali che vuole contrastare lo spirito cattivo dei nostri tempi, tutto con un mezzo che scopre, ma giustifica, la nostalgia e la speranza, la malinconia e le scelte ambiziose e difficili della nostra esistenza. Non un ricettario della domenica dunque, ma il tentativo di obbligare chi legge a fermarsi e pensare, un manuale di bon ton e del bon vivre, una lettura psicologica e letteraria di un piatto che non può che riappacificare, costringendoci così a guardare la vita con occhi diversi. Se “l’uomo è ciò che mangia”, come affermava il filosofo tedesco Feuerbach, allora il libro della Pedicini può essere il giusto viatico verso la conoscenza di se stessi attraverso la riscoperta del vero senso del cibo.
Eusapia Tarricone



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