Lavoratori Tessival-Benfil, a rischio i sussidi. Mons. Battaglia a Poletti e Renzi:" Governo tenga conto del dolore"

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Mons. BattagliaMons. Battaglia

Una lettera aperta per far fronte ad una necessità incombente: la fine degli ammortizzatori sociali per alcuni operai dell'ex gruppo Tessival - Benfil che comprometterebbe ancora di più un disagio sociale evidente.  

Mons. Domenico Battaglia vescovo della diocesi di Cerreto Sannita – Telese e Sant’Agata de’ Goti ha scritto una lettera al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti e inoltrata per conoscenza anche al presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi.

“Don Mimmo” come ama farsi chiamare è giunto nel Sannio ai primi di ottobre gettandosi a capofitto in quello che è il suo ministero episcopale, riassunto anche nel motto “Coraggio, Alzati, Ti chiama”, intriso fin da subito da richiami a temi forti: giustizia ed uguaglianza sociale. Tutto ciò al fianco dei più deboli e degli emarginati, alla ricerca della dignità umana. Una rivoluzione coscienziosa quella predicata dal presule tesa a denunciare la “barbarie” del mondo moderno, le storture e le ingiustizie. In prima linea sulla barricata del perdono e dell’ascolto, lancia il suo messaggio cresciuto all’ombra di personaggi scomodi come “don Milani”. Quella di mons. Battaglia è una “Chiesa del grembiule” come amava dire don Tonino Bello, una Chiesa che agisce usando le porte di servizio, tralasciando i trionfalismi ma che allo stesso tempo non si nasconde dal denunciare.

“Ministro – scrive nella sua lettera don Mimmo – nei pochissimi giorni, da quando sono arrivato nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti, ho potuto riscontrare con mano quanto il grido della mia gente sia pressante sul tema del lavoro. L’attesa della povera gente delle nostre terre reclama risposte immediate e giuste. Tante sono le vertenze sul territorio e tante le situazioni di conflittualità sociale alle quali mi sto avvicinando con rispetto. Dopo aver incontrato una rappresentanza di lavoratori, vorrei tuttavia per adesso richiamarle la situazione dell’Area di crisi di Airola che comprende alcuni comuni della mia diocesi, dove il Governo insieme alla regione Campania sta investendo ingenti risorse (circa 150 mln) per il rilancio e la riconversione delle imprese con fondi a valere sul Piano Azione e Coesione, dichiarando recentissimamente tale area anche come di crisi ‘non complessa’ con fondi a valere sulla legge 181/1989”.

Sul tema, proprio qualche giorno fa la Giunta Regionale della Campania, su proposta del presidente della Regione e dell’assessore alle Attività Produttive, ha approvato l’indicazione delle Aree di crisi industriale non complessa. Insomma, secondo il vescovo il diritto al lavoro va tutelato ma è opportuno tutelare anche chi quel lavoro lo ha perso e fa affidamento su quelle misure, “gli ammortizzatori sociali” che rendono meno amara la sopravvivenza. « Il lavoro – diceva non molto tempo fa il cardinal Bagnasco – è parte speciale di quelle condizioni indispensabili che una società veramente umana deve garantire perché ognuno possa non solo sopravvivere e vivere ma ancora di più realizzare se stesso secondo il disegno di Dio».  D’altronde mons. Battaglia lo aveva annunciato nel suo discorso d’ingresso: “Sarò con voi purché siano battaglie autentiche. La Chiesa non deve aver paura di sporcarsi le mani se lotta e lavora per favorire la dignità di ogni uomo e ogni donna” e messo in atto in un'altra vertenza: quella dei lavoratori del CMR.

Nella lettera don Mimmo scrive ancora. “Ebbene si presenta ai miei occhi una palese ingiustizia. I lavoratori coinvolti nella crisi dell’ex gruppo TESSIVAL-BENFIL rischiano di perdere i sussidi in deroga per l’anno 2017 per un intralcio burocratico, in quanto Airola e tutte le aree di crisi campane, non ricadono nelle “aree di crisi complessa” e il Governo ha previsto con il recentissimo d.lgs 185/16 la concessione degli ammortizzatori in deroga per l’anno 2017 solo per tale ultimo tipo di aree di crisi. E’ una situazione davvero paradossale e profondamente ingiusta. Da un lato il Governo appresta risorse economiche ingenti per finanziare il rilancio delle imprese coinvolte nelle aree campane approntando più strumenti di finanziamento, ma dall’altro lascia al proprio destino centinaia di lavoratori delle aree di crisi, privi degli ammortizzatori sociali in deroga per il 2017. Molti di loro sono cinquantenni, monoredditto con figli a carico. Nessuno deve restare indietro. Lasciare i lavoratori soli, nell’illusione di vane promesse che da anni vengono fatte loro da ogni dove, non mi sembra giusto e nemmeno eticamente corretto. Non c’è giustizia senza lavoro e nemmeno lavoro senza giustizia. Il lavoro è questione di dignità umana e sociale. Non è giusto quindi privare padri di famiglia della dignità di poter garantire ad un figlio l’istruzione che oggi ha un costo. Non è giusto che uomini ormai maturi siano costretti a sentirsi inutili. Non è giusto che debbano sentirsi soli e abbandonati dalle istituzioni locali e nazionali. Non è giusto, non è corretto. Non è giusto che le decisioni di un Governo non tengano conto del grido di dolore della povera gente e delle sue attese.

E'  possibile, allora, sig. Ministro, che nell’ambito della prossima finanziaria, la proroga degli ammortizzatori sociali in deroga per l’anno 2017 sia estesa anche all’Area di crisi di Airola e di tutta la Campania? Mi perdoni se oso chiederle questo, consapevole che il mio ruolo sia altro, ma dinanzi alle lacrime e al dolore e alla fatica di queste famiglie, non mi è consentito fare silenzio. Confido allora in un interessamento del Governo al fine di portare giustizia in una situazione che lo richiede”.


Michele Palmieri



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