Libri, presentato a Benevento il terzo lavoro di Antonio Piscitelli

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Nella serata di venerdì 21 giugno, presso la Libreria Luidig di Benevento, è stato presentato il terzo lavoro di Antonio Piscitelli “Zacinto mia”. Piscitelli, nato a Napoli, autore di saggi brevi, articoli e recensioni , nel 2010 pubblica, per Guida Editori, il romanzo “Come le fate” e nel 2011, per lo stesso editore, “Si dà il caso”. Egli sostiene, attraverso la campagna intitolata “La cultura per la solidarietà”, la fondazione SJAKI-TARI-US: un’organizzazione senza scopo di lucro che assiste bambini e adolescenti portatori di handicap mentale. Piscitelli ha conosciuto questa fondazione nel 2008 e poiché all’epoca stava lavorando al romanzo che ha presentato nella serata, dopo aver incontrato a Delft i responsabili della fondazione, decise che la sua opera sarebbe diventata un mezzo per far conoscere SJAKI-TARI-US ai suoi lettori e per invitarli a sostenerla. Parte dei proventi dalla vendita del libro sarà infatti destinata alla fondazione stessa.
Racconto di racconti, viaggio nella memoria di un infanzia vissuta tra gli anni ’50 e ’70, tra ristrettezze a cui provvedevano una madre industriosa, Elena, che con il cucito racimolava qualche lira, e Giovanni, padre premuroso fino all’abnegazione, ‘quando le condizioni economiche della famiglia erano prossime o inferiori alla soglia della povertà’, là dove la vita scorreva fra i vicoli del Lavinaio, in un mastrillo e da dove voleva portar via la famiglia. Vita di una Napoli del secondo dopoguerra dove il “mare”era il lido mappatella e dove l’alimento principe era il pane, ma solo quello “cafone”. Una vita caratterizzata dalle scelte politiche del padre, comunista, che viveva la vita della sezione del Partito, quasi seconda casa, dove incontrarsi, confrontarsi , ma anche acquisire cultura grazie ai libri in essa presenti, luogo politico e ideologico dove coltivare il concetto del rispetto per tutti e della solidarietà, di quel modello di vita sul quale “ Arturo”, il protagonista, modellerà tutta la sua vita. Quando le cose poi miglioreranno, quando il padre troverà un lavoro, la famiglia si trasferisce in una vera casa a Piazza Mercato. Il ricordo di quegli anni accompagnerà Arturo per tutta la vita, in un viaggio della malinconia che presto dovrà ridisegnare se stesso di fronte alla realtà di un mondo che cambiava, a partire dalla politica, e dalla quale si allontanerà dopo un periodo di partecipazione, per l’eccessivo cinismo di cui essa era intrisa e che lui rifiutava, per finire con le amicizie, sempre meno spontanee e poi con l’amore, travolgente e complicato, ma totalizzante, nei confronti di una donna di cui Arturo non conoscerà mai fino in fondo i pensieri. Viaggio dunque alla ricerca del senso più vero della propria esistenza, in una dimensione spesso onirica che deve, subito dopo, ripartire da zero e confrontarsi con la realtà, percorso sostenuto dalla nascita di nuove e più vere amicizie che rivelano, crudelmente e quasi ossessivamente, storie personali spesso amare e tragiche, ma non per questo meno significative o importanti e dunque sempre e comunque degne di considerazione e comprensione. Itinerario di un uomo che vede ‘ ogni attimo della vita come analisi interiore che oscura la realtà’, quasi ‘animo selvaggio imbrigliato nella realtà e divenuto obbediente ad essa’. Percorso umano in cui il dubbio sull’autenticità di scelte e rapporti umani è pressante e martellante e nel quale la figura paterna assume spesso l’aspetto di un eroe romantico con cui è difficile confrontarsi e con cui è quasi impossibile misurarsi. Esistenza spesso dilaniata tra la durezza dell’esistente e il morbido ricordo di ciò che è stato, tra l’ineluttabile presente e la calda memoria di un passato che non ritorna, in un affannoso bisogno di ritrovare quella Zacinto, di foscoliana memoria, che è in ognuno di noi. Una strada difficile, ma a cui non mancano il calore di affetti che giungono spesso inaspettati, bambini soli bisognosi di cure e di amore, amici iraniani profughi a cui offrire amicizia e da cui avere complicità e gratitudine, l’amicizia inaspettata di un giovane con cui instaurare un rapporto di stima e affetto oltre che di compenetrazione intellettuale. Proiezione di un’esistenza senza sconti per se stesso, ma sempre aperta agli altri, quasi obolo dovuto al senso stesso della vita, in un processo di ricerca continua di ricostruzione dei veri valori , di quelli che spesso la società contemporanea ha cancellato per sostituirli con falsi simulacri che prospetta come necessari modelli di convivenza.
Significativo il richiamo tra le costruzioni narrative del volume ed il forte impegno dell’autore nei confronti di bambini e adolescenti sfortunati, tra il bisogno del protagonista Arturo Niccolis di ricostruire se stesso e la realtà a lui vicina, secondo modelli di altruismo e sensibilità e la realtà di quanti sono considerati ultimi, tutto nella consapevolezza dei cambiamenti di una società che ha fagocitato se stessa a favore di forme di convivenza in cui non c’è spazio per il ricordo o la semplicità, una società destinata dunque a distruggere quelle radici senza le quali non è possibile costruire il futuro.
In chiusura dell’incontro, si è sviluppato un coinvolgete dibattito durante il quale alcuni presenti hanno voluto testimoniare il valore del ricordo come fonte di sentimenti autentici, testimonianze a cui l’autore ha aggiunto la rievocazione della sua infanzia e dei racconti di suo nonno, storie inventate, ma avvincenti che hanno finito per spingerlo verso la scrittura come strumento di ricerca interiore.
Eusapia Tarricone





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