Nelle mani di Veltroni

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3,4 milioni d’italiani domenica hanno votato il leader d’un partito che sta per nascere. Il 75% ha scelto Veltroni. Sono state elette pure l’Assemblea costituente e le regionali per dare contenuti programmatici e forme organizzative al Partito Democratico. I capi dei morituri Ds e Margherita ne sono magna pars, ma c’è una novità. Vi saranno, per la prima volta, non solo padri fondatori, ma anche madri fondatrici, per il meccanismo elettorale bloccato che ha diviso le platee assembleari al 50% circa tra donne e uomini. Abbiamo scritto la scorsa settimana: interessano più che gli eletti i partecipanti alle Primarie, strumento sempre propagandato da queste colonne. L’unico raffronto possibile è con le analoghe del 16 ottobre 2005 per scegliere il leader dell’Unione che avrebbe sfidato le destre al potere, in un clima molto più favorevole per il centrosinistra. Ebbene, l’esito del voto di domenica scorsa è stato un successo impensato. Lo dicono le cifre, “parlano i fatti”, per usare un’espressione (chimerica) cara al giornalismo. Due anni fa votarono in 4 milioni, non molti in più, dato l’appeal scarso del Governo Prodi, sancito da diversi sondaggi d’opinione, e che allora erano mobilitati pure i seguaci di Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio, Di Pietro, candidati contro Prodi. Un esito fausto, dunque, confermato dalle cifre del voto a Benevento e nel Sannio, stavolta, in tendenza con quello nazionale. Anzi, più indicativo tenuto presente la forza del capo dell’Udeur qui assolutamente superiore alla media. Nel 2005 votarono in 35mila, ora sono stati 28mila (in Città allora 6000, oggi 5000). Badate, nel 2005 votarono per Mastella leader 19.500 sanniti (il 56%)! Altri 4.000 per Bertinotti, Pecoraro e Di Pietro, quasi l’11%. I prodiani, quelli che furono sollecitati al voto dai Ds e dalla Margherita o spontaneamente recatisi alle urne, furono solo poco più del 30%, meno di 12mila. Stavolta, quindi, sono stati il 130 per cento in più! Le previsioni della vigilia, dei dirigenti, davano la loro soddisfazione a quota 10.000 partecipanti. Ecco perché i loro commenti, prima ancora di aprire le urne, vista l’affluenza, hanno raggiunto l’euforia. Il dato del capoluogo è stato ancora più marcato. Su 6000 voti, nel 2005, Mastella ne prese 3700, Di Pietro, Pecoraro e Bertinotti sommati ben oltre 600. Prodi, allora, soli 1700 diventati stavolta per il Pd 5.000, quasi tre volte, circa il 200% in più! Ds e Margherita si mossero scientemente male, due anni fa, per quelle primarie e lo denunciammo. Tant’è che stavolta s’erano dati un obiettivo in espansione, a Benevento, circa 2000 votanti attesi. I quasi 5000 alle urne li hanno resi raggianti.
Non possiamo, in queste righe, esporre tutte le indicazioni di questo voto. Ne citeremo solo due e in estrema sintesi. Veltroni, da leader “plebiscitato”, dovrà guidare il processo costituente in maniera risoluta, anche ricorrendo alle primarie come a uno strumento ordinario, innanzitutto, per indicare chi dovrà essere candidato per il Pd alle elezioni amministrative e politiche. Il 14 ottobre scorso si è votato perché lo si è deciso a Roma: avessero lasciato l’opzione in sede locale, non le avrebbero fatte. Almeno nel Sannio. Dopo le primarie del 2005, si dovevano scegliere i candidati alle Politiche e alle Comunali di Benevento. Per le prime non fu possibile per la scellerata nuova legge elettorale, votata solo dalle destre, ma ben lo si poteva fare per il candidato sindaco di Benevento e non lo si volle. A maggio, nel Sannio, si voterà per le Provinciali. Lasciare ancora la scelta dei candidati soltanto nelle mani delle oligarchie (di un partito che, forse, non sarà ancora nato) sarebbe dimostrazione di indifferenza, se non di disprezzo per la partecipazione. Così come la certezza che i dirigenti del Pd sannita, per ora, gli stessi di Ds e Margherita, avrebbero cambiato solo il pelo…

C’è, dunque, tanta voglia di fare politica (non una fuga nell’antipolitica). Come due anni fa, basta provare a cercarla per trovarla. Ma chi, a Roma e sul territorio, ha le chiavi dei partiti, passato (o subìto) il bagno rigeneratore nei gazebo, non vuole, né promuove allargamento, condivisione e corresponsabilità nelle scelte. Cerca supporter alle cristallizzate cupole correntizie in conflitto tra loro.
Non saranno semplici le mediazioni sui contenuti programmatici del Pd tra le diverse anime provenienti da Ds e Margherita, ma ci si potrà arrivare, se non s’arroccheranno sulle posizioni di partenza. I partiti sono strumenti di pezzi della società, per ciò, se questi hanno costante voce e contante, funzionano. Ma se contemporaneamente Veltroni, come peraltro sùbito ha detto di voler fare, non impedirà, usando tutta la forza delegatagli dai milioni di riformisti, che i colonnelli e i caporali riproducano pari pari, sotto nuova veste, le loro consorterie nella gestione e nell’organizzazione del partito, sarà stata un’altra bella giornata di democrazia calpestata. Come le foglie cadute dagli alberi, in ottobre. Ma quelle in primavera rinascono più belle. Qui, sulla terra, ormai alle porte, c’è di nuovo Berlusconi.



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