Omicidio Matarazzo, svolta nelle indagini: due arresti. Si cerca un terzo complice ed i mandanti

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Due arresti per l'omicidio MatarazzoDue arresti per l'omicidio Matarazzo

Due persone, fortemente indiziate per l'omicidio di Giuseppe Matarazzo, avvenuto lo scorso luglio a Frasso Telesino, sono stati arrestati questa mattina, su ordine del Gip per le Indagini Preliminari in base alla richiesta della Procura della Repubblica di Benevento. Indagini ancora in corso per individuare altri complici e mandanti.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Benevento hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Benevento, su conforme richiesta della locale Procura, nei confronti di un 55enne di Sant’Agata dei Goti e di un 30enne di San Felice a Cancello (Caserta). Sui due gravano forti indizi di colpevolezza per l’omicidio premeditato del 45enne Matarazzo Giuseppe oltre che per detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di armi.

Il Procuratore della Repubblica, Aldo Policastro, nel corso della Conferenza Stampa appena conclusasi, ha sottolineato come la svolta nelle indagini sia arrivata in tempi rapidi per casi come questi, grazie anche all'impiego di intercettazioni ambientali ed indagini patrimoniali, ma anche grazie alla fattiva collaborazione dei cittadini del comune telesino.

L’attività d’indagine trae origine dall’omicidio di Giuseppe Matarazzo, avvenuto la sera dello scorso 19 luglio a Frasso Telesino, da parte di due persone che agirono a viso scoperto esplodendo contro la vittima almeno 5 colpi di pistola calibro 357 magnum, nei pressi della sua abitazione.

La vittima era uscito di prigione da un mese appena, dopo aver scontato una condanna ad undici anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di due sorelle di Frasso Telesino, minorenni all’epoca dei fatti. Matarazzo mori a seguito delle ferite multiple da arma da fuoco.

Le indagini sono state condotte sotto la direzione del PM della Procura di Benevento, dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Benevento e del Nucleo Operativo della Compagnia dei Carabinieri di Cerreto Sannita, "senza tralasciare alcuna pista di interesse per le indagini" - sottolineano gli inquirenti - ed hanno permesso di ricostruire la dinamica del delitto ed acquisire gravi indizi nei confronti dei due soggetti arrestati grazie all’analisi di tutti i traffici veicolari GPS, allo studio del traffico telefonico delle celle serventi il luogo del delitto, ai servizi di osservazione, alle attività tecniche di intercettazione e all’escussione di numerose persone informate sui fatti.

Tali attività hanno permesso di accertare che l’autovettura di uno dei due arrestati (dotata di GPS), a bordo della quale viaggiavano gli esecutori materiali del delitto, si trovava esattamente nel luogo e nel momento in cui veniva commesso l'omicidio. L'auto si diede alla fuga e fu notata da un cittadino perchè aveva la targa coperta. Quindi fu parcheggiata a sant'Agata dei Goti presso l'abitazione dell'indagato. Tali riscontri hanno trovato riscontro nella testimonianza di un teste, che imbattutosi nei sicari lungo la via di fuga ha riconosciuto quale conducente dell’autovettura l’altro arrestato, un trentenne residente nel casertano.

E' inoltre emerso che nei giorni immediatamente precedenti all’uccisione di Matarazzo, ( il 17 e 18 luglio 2018 NDR), l’auto utilizzata per l'omicidio aveva effettuato dei sopralluoghi ed era stata notata seguire gli stessi percorsi in orari quasi identici a quelli del giorno del delitto, partendo da Sant’Agata dei Goti e facendovi ritorno, cosi suffragando l’ipotesi che l’agguato del 19 luglio fosse stato frutto di premeditazione.

Nel corso delle indagini i militari hanno proceduto al ritiro amministrativo delle anni - un fucile da caccia e una pistola 357 magnum - detenute legalmente dal 55enne, fatto che ha messo sotto pressione l'indagato che - intercettato in alcune conversazioni telefoniche - ha dato conferma agli inquirenti del coinvolgimento dei due arrestati nell'omicidio Matarazzo. Allo stato si ritiene pertanto che uno degli arrestati abbia consapevolmente fornito agli esecutori materiali del delitto la propria autovettura (celandosi al suo interno o ponendosi sul tragitto da percorrere con altro mezzo) e l’arma con la quale sono stati esplosi i colpi che hanno attinto mortalmente la vittima, mentre l’altro indagato era al volante del predetto autoveicolo, a fianco ad un’altra persona che è in corso di identificazione.

Tra i due indagati arrestati sono risultati peraltro numerosi contatti telefonici, anche nei giorni precedenti e successivi al delitto, ma per entrambi non sono stati registrati contatti con altre utenze mobili proprio nel giorno dell’omicidio. Allo stato invece non risultano contatti diretti e motivi di contrasto tra gli arrestati e la vittima, e quindi gli inquirenti ritengono l’omicidio sia stato commissionato da terzi.  Si ritiene, infatti, che l’azione delittuosa, posta in essere da persone a volto scoperto perché presumibilmente non temevano di essere riconosciuti, non essendo del luogo, oltre all’assenza di ulteriori elementi che depongano in senso diverso, possa essere stata preordinata da terzi che avevano interesse ad uccidere Matarazzo: sul punto sono in corso ulteriori indagini, anche di carattere patrimoniale. 

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, continuano al fine di individuare almeno un’altra persona che ha eseguito materialmente l’omicidio, nonché possibili intermediari, mandanti e complici delle persone tratte in arresto. Nel medesimo procedimento, come è già noto, risulta indagato per concorso in omicidio, quale presunto mandante, il padre delle due minorenni vittime degli abusi per cui era stato condannato il Matarazzo.

Il Procuratore Policastro, cui ha fatto eco il Colonnello Puel, ha espresso delle considerazioni di ordine morale in merito all'omicidio, frutto di premeditazione, da parte di due sicar ed ordito per vendetta: "La forza - in base alla legge ed alla Costituzione è prerogativa dello Stato, nessuno può pensare di farsi giustizia da sé, così come non è pensabile aggiungere alla condanna - irrogata e scontata - la pena di morte".  



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