Primarie e speranza

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La storia infinita del parto del Partito Democratico segnerà, il 14 ottobre, uno passo importante: la celebrazione delle primarie per eleggere i componenti dell’Assemblea nazionale costituente e di quelle regionali: Contestualmente, verrà votato il leader. Il partito nascerà realmente, in primavera, quando è previsto il primo congresso in base alle regole che saranno stabilite, appunto, dalle assemblee per le quali domenica andranno a votare: gli italiani maggiorenni che si dichiarino elettori della futura formazione, ma anche e per la prima volta i sedicenni, nonché gli extracomunitari residenti non ancora cittadini italiani. Scontata è la vittoria di Walter Veltroni. I dubbi riguardano le percentuali che otterranno i suoi principali competitori Rosy Bindi ed Enrico Letta. Il pronostico è facile per il carisma del sindaco di Roma, e perché la stragrande maggioranza dell’apparato partitico e istituzionale dei Ds e della Margherita e al suo fianco o al suo seguito. E’ questo un fattore essenziale, poiché sia queste primarie che la fase gestatoria del Pd hanno riguardato, principalmente, per non dire solo, gli iscritti o i simpatizzanti delle recidenti Quercia e Margherita.

Abbiamo assistito, infatti, più che all’inizio emozionante di una nuova stagione, a una fusione fredda tra chi già c’era. In Campania, invero, non proprio gelida, perché le ambizioni di tanti dirigenti “uscenti…” non sono state pacificamente composte, tanto che per Veltroni in lizza sono scesi tre candidati con tre liste contrapposte. Portando, così subito, i rancori di sempre in dote alla formazione che verrà. In questo quadro, non scevro di ricorsi e recriminazioni, le critiche dei partecipanti alla campagna elettorale per le primarie sono state feroci. Dall’esterno non si possono che condividere, trattandosi peraltro di un esito scontato: gli arcinoti protagonisti delle primarie ambiziosi, rissosi e divisi erano nei loro partiti di provenienza e tali si sono dimostrati.

Più che “gli eletti”, dunque, prefigurati dalle liste bloccate, sarà interessante scoprire il numero dei “ chiamati”, cioè, quante persone andranno domenica 14 a votare in Italia e nel Sannio. L’unico raffronto possibile è con le primarie dell’ottobre del 2005 quando, tutto il popolo dell’Unione andò a votare per il candidato alle Politiche (prevalse Romano Prodi anche lui competitore vincente annunciato). Allora furono in 4 milioni, pieni di speranze dopo oltre 3 anni di Berlsuconi premier, a fare la fila nei gazebo. Oggi, col Governo Prodi in carica da un anno e mezzo, a picco nei sondaggi, gli organizzatori hanno fissato in un milione la cifra minima per dirsi soddisfatti.

I dirigenti di Margherita e Ds sono stati, comunque, coraggiosi in questo tentativo di dare una risposta alla loro insufficiente capacità di intercettare consensi rimanendo separati. E queste primarie, pur coi limiti evidenziati, sono prova almeno, se non ancora di apertura alla società, di un coinvolgimento dei propri elettori. Nessun’altra parte politica, invero,l’ ha fatto, pur a fronte di una richiesta di unità altrettanto forte da parte dei rispettivi elettorati: né le destre della Casa delle libertà, né le sinistre radicali.
Va pure aggiunto che i riformisti non sono stati aiutati dalla sorte, per l’abbattersi delle maggiori folate del vento (grillesco e no) dell’antipolitica contro i partiti proprio nel clou di questo processo fondativo del Pd. Un malcontento profondo, a volte sacrosanto, anche esasperato dai mass media ma che, in ogni caso, spira a tutto vantaggio dell’opposizione e del centrodestra. Berlusconi è schizzato ancora più avanti nei sondaggi, dopo il ciclone-Grillo, avendo prima già guadagnato tanto terreno, grazie alle performance negative del centrosinistra al potere. Che è inviso più per l’attitudine al litigio plateale e alla divisione continua che per la qualità dei provvedimenti adottati: in questi qualcosa di buono c’è, a differenza delle insopportabili esternazioni dei capi e dei capetti dell’Unione.

Il Governo Prodi, già fragilissimo alla nascita, per questo clima di lacerazione permanente, è ancora più in bilico. Se reggerà anche quest’autunno e all’approvazione della legge finanziaria (non più fatta di lacrime e sangue come quella passata), allora il faticoso esordio del Pd avverrà secondo il lento tracciato immaginato. Le tappe certo andrebbero ravvicinate, ma se non l’hanno capito finora… Se invece Prodi dovesse cadere e farsi probabili le elezioni anticipate in Primavera – sulla carta, oggi, stravinte da Berlusconi -, precipitosamente i costituenti s’affideranno a Veltroni, come a un taumaturgo. Certo, che beffa! Il Pd, postulato da Prodi fin dal 1996, alla fine, nascerebbe con la fretta, notoriamente, madre dei “figli ciechi”. Da domenica sera, però, Veltroni sarà incardinato e, forte del consenso, potrebbe imprimere l’utile e accelerata. Utile per gli italiani che necessitano,da tempo, di partiti veri e migliori. Per sceglierli o negligerli. Che poi riescano a essere anche all’altezza del ruolo è difficile, ma è una speranza che non deve essere perduta.



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