Si scava ancora a S. Agata. Chiuso il primo cantiere. Si lavorerà su altri due siti

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Seconda giornata di scavi in località Capellini – Palmentata a S. Agata de’ Goti, dove da ieri mattina sono a lavoro gli uomini della Forestale, coadiuvati da quelli dell’Arpac e dalla macchina comunale, alla ricerca di eventuali rifiuti interrati in modo illecito. Questa mattina si è proceduto a fare altri due scavi ed un carotaggio, con i macchinari messi a disposizione dal comune. I lavori non hanno portato alla luce nulla di nuovo o diverso rispetto a quanto emerso ieri. Nella sostanza, la zona oggetto d’indagine, è un’ex cava riempita con rifiuti urbani nella maggior parte e qualche presenza di materiale ferroso, sanitario ed industriale. Solo in uno scavo sono emersi dei fusti, sulla cui natura si dovrà attendere le analisi dell’Arpac. Da questo pomeriggio, gli uomini impegnati stanno lavorando alla messa in sicurezza della zona. “Stasera termineremo gli scavi e provvederemo a risistemare i rifiuti, in modo provvisorio, per proteggerli provvisoriamente dalle intemperie e solo successivamente saranno rimossi in modo definitivo” – ha dichiarato il responsabile Arpac di Benevento, Pietro Mainolfi -. “Il sito resta sotto sequestro fino a quando non sarà disposta la bonifica ed i tempi non saranno di certo brevi. Le ricerche di oggi hanno confermato la stessa presenza di materiali emersi ieri ed anche i carotaggi, che sono arrivati fino a 30 metri, non hanno fatto emergere novità eclatanti”. Con i carotaggi, inoltre, si è arrivati a scavare fino a 40 metri, evitando di scendere più in profondità per non toccare la falda acquifera che poteva essere contaminata. Inoltre, sono stati fatti dei prelievi dai pozzi dei terreni circostanti. Solo i risultati delle analisi, che non arriveranno prima di 10 giorni, sapranno dare qualche risposta in più. In tarda mattinata, poi, è giunta per un sopralluogo anche il Pm Giammarino che indaga sulla vicenda. Assieme a tutti gli uomini impegnati nell’ex cava, la Giammarino ha monitorato tutti gli scavi, ma ha evitato di rispondere alle domande dei giornalisti che la incalzavano sull’inchiesta. “Come Comune siamo tranquilli” – ha commentato il sindaco Valentino presente sul luogo degli scavi. “E’ necessario fare luce sui materiali che ieri ed oggi sono stati trovati, ma solo l’Arpac potrà fare chiarezza sulla qualità dei rifiuti emersi. Dobbiamo perciò avere pazienza ed attendere i risultati delle analisi per smentire o prendere atto di cosa è stato trovato. Eventuali scoperte negative non credo che andranno ad inficiare l’immagine positiva che nel tempo S. Agata si è guadagnata. Il nostro borgo – ha sottolineato Valentino - continuerà ad essere una delle perle del Sannio, per storia, cultura e tradizione, ma è forte la volontà amministrativa di fare luce e chiarezza su delle situazioni che si sono create 20-30 anni fa, anni in cui si procedeva a riempire le cave della zona con i rifiuti. Dobbiamo capire con quali materiali sono state riempite le cave di S. Agata. Il bicchiere lo guardo mezzo pieno – ha chiosato il sindaco - perché queste operazioni serviranno a far luce su eventuali criticità che potranno emergere. Dobbiamo garantire la salubrità totale del territorio per le generazioni future”. Non si fermeranno qui le analisi delle cave santagatesi. Infatti, chiuso questa sera il cantiere a metà strada tra Capellini e Palmentata, dalla prossima settimana si provvederà ad indagare in altre zone del territorio di S. Agata. Dovrebbero essere impegnati in zona ancora per due settimane gli uomini della Forestale e dell’Arpac, alla ricerca di livelli di radioattività sospetti, problema che sulla zona in questione è stato rilevato. Sembrerebbe, però, che da analisi fatte con tecnologie all’avanguardia, nelle campagne limitrofe, siano stati registrati livelli preoccupanti. Intanto, si cerca di capire la storia della cava su cui si sta lavorando da due giorni. Già ieri, il proprietario storico, Luigi Mongillo, aveva raccontato di come a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 l’amministrazione comunale in carica aveva chiesto di poter utilizzare la cava come discarica per fare fronte ad una situazione di criticità. Secondo quanto emerso dagli archivi comunali, è datata 21 febbraio 1987 la delibera di Consiglio secondo cui l’allora giunta comunale, capeggiata dal sindaco Pietro Farina, dopo la scissione del contratto con la ditta S. F. D. Fabrizio Izzo – Alfonso Valentino per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, decise, in via provvisoria, di scaricare i rifiuti nella cava di proprietà Picone e di provvedere ad una nuova gara per appaltare la gestione dei rifiuti. La cava di proprietà Picone, così come confermato da Mongillo nella giornata di ieri, sarebbe proprio quella su cui si sta lavorando in questi giorni. Allo stato, però, sembrerebbero non esserci i dati catastali della particella in oggetto. Da quanto si apprende dalla delibera di consiglio, poi, la proposta di spostare i rifiuti nella cava Picone, fu votata in modo unanime. Tra i presenti alla seduta, compare anche il nome di Arturo Mongillo, allora assessore comunale in quota Dc e figlio della proprietaria della cava Picone. Resta da capire, ora, se si è trattato di sversare solo rifiuti urbani o se, come sembra, nel corso del tempo, sono stati interrati altri tipi di materiali. Sta di fatto che questa mattina i santagatesi si sono svegliati con la voglia di conoscere e capire. Per anni si è vociferato di camion che circolavano, in orari improbabili, nelle zone di confine con il casertano, ma solo ora si sta cercando di fare chiarezza su storie di 20-30 anni fa.

Nella Melenzio

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