Spinesi: "E' piacevole guardare il Benevento, conosco De Zerbi e gli auguro di salvarsi"

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Spinesi, ex attaccante. Foto: Facebook Spinesi, ex attaccante. Foto: Facebook

Jonatha Spinesi, ex attaccante di Bari, Inter e Catania, è intervenuto sul Quaderno.it. Spinesi ha parlato del grave lutto che ieri ha colpito il mondo del calcio, ma anche del campionato del Benevento. 

“La scomparsa di Astori è una notizia che ti crea uno scombussolamento a livello interiore. Soprattutto se pensi che sei costantemente controllato dai migliori specialisti e dottori esistenti sulla piazza. E’ evidente, però, che quando è arrivato il momento c’è poco da fare. Davide era un ragazzo d’oro, rispettoso, umile, che si è sempre fatto voler bene da tutti. Il pensiero poi va alla bambina, alla moglie e alla Fiorentina”.

L’ex attaccante Spinesi si è poi soffermato sui controlli che vengono effettuati ai tanti ragazzini che approcciano a questo sport “Per quanto riguarda il livello dei controlli che si attua ai ragazzini, bisogna dire che qui entra in gioco anche la coscienza dei genitori. E’ ovvio che un genitore debba avere la responsabilità di provvedere personalmente a fargli fare dei controlli. Io ho un bambino di 8 anni che fa calcio, e altri due di 10 e 12 anni. Ti posso dire che ogni anno gli faccio fare la prova di sforzo e, quando sarà necessario, dal prossimo anno gli farò fare anche l’eco-cardiogramma. Ho smesso di giocare da 9 anni, ma anche io, ogni anno, effettuo la prova di sforzo. Sono esami che possono aiutarti, ma a volte potrebbero non bastare. Sono certo che Davide avrebbe voluto che si continuasse a parlare di calcio”.

Con Jonatha il discorso si è spostato sul Benevento, principalmente sulla lotta per la salvezza “Tra le squadre che lottano per la salvezza, il Benevento ha un’idea di gioco superiore alle altre. E’ evidente che deve fare una rincorsa importante. La rosa è stata sistemata ed i risultati si sono cominciati anche a vedere. Conosco De Zertbi e so come gioca, ma principalmente cosa trasmette alla squadra dal punto di vista mentale. La salvezza sarebbe, a differenza di quella ottenuta dal Crotone, un miracolo calcistico. Fino alla fine è giusto che il Benevento ci creda. Deve giocarsi le sue carte fino in fondo. Molti parlano di errori commessi, ma io credo che la disparità che esiste tra serie A e B, in Italia B sia enorme. Dipende anche da un fatto economico: le piccole realtà fanno fatica a confrontarsi con club già consolidati e dal portafoglio importante”.

“Probabilmente –continua Spinesi - il Benevento avrebbe dovuto ragionare diversamente e aggiungere calciatori di categoria prima e non dopo. A meno che la società non abbia pensato di giocarsi un campionato con squadre alla sua portata. La stessa Spal quando è salita ha preso 7-8 calciatori di categoria ad inizio campionato. Sono comunque scelte societarie.  Credo che se potesse tornare dietro, la società si comporterebbe diversamente”.

Per quanto concerne i problemi in fase realizzativa, il pensiero di Spinesi è il seguente “Il Benevento non fa fatica a creare azioni da gol. In questo il merito di De Zebi è del 70 %. E’ evidente che una squadra che crea 7-8 palle gol a partita, a differenza di Crotone, Verona e Spal, che ne creano una o due quando trovano la domenica fortunata, ha poi bisogno di una certa qualità. Io ho avuto la fortuna di giocare sia in serie B che in A. Posso dirti che negli anni mi sono reso conto che con il calcio di oggi, dove la serie C è molto vicina alla  B, gli stessi calciatori possono ugualmente far bene anche in cadetteria. Oggi la differenza con la serie A è enorme, ed un calciatore che in C ti fa 20 gol e in B 17 ; se gli va bene, in massima serie ne fa 6 o 7. Giusto per fare un nome, un attaccante di razza, magari come Pazzini, con l’esperienza e la capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, in una squadra come De Zerbi sarebbe servito".

"Ad esempio - conclude Spinesi - De Zerbi non ha potuto avere il contributo di Iemmello, visto che tra infortuni e quant’altro non riesce a recuperarlo. E’ un calciatore che conosce bene gli schemi dell'allenatore. Un po’ come capitò a me con Pasquale Marino ad Arezzo: il primo anno realizzai 22 gol. Mi auguro con tutto il cuore, specialmente per De Zerbi, che questa squadra possa ottenere il traguardo della salvezza”.

Claudio Donato



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