NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale.
Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia.
E più rilancia, più diventa pericoloso.
L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale.
Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo.
Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment.
Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.
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