Vendola infiamma il teatro: 'Lottate per il pane e la libertà'. I beneventani lo acclamano entusiasti

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Nostro servizio - "Non vali niente nella vita se non sei protagonista di una battaglia, moderna, che sappia di pane e libertà". Così Nichi Vendola si è accomiatato da un pubblico infiammato in poco più di mezza ora. Tanto è bastato al governatore della Regione Puglia, leader nazionale di SEL, il partito della Sinistra Ecologia e Libertà, per infervorare astanti dalle fedi, passate e presenti, distanti e distinte. Ma tant'è. Vendola solletica l'orgoglio, fa credere in un futuro migliore a portata di mano, fa battere le mani all'unisono, fa gridare, dalla platea, in un rigurgito di passione civile, già sopita (VAI ALLA FOTOGALLERY).

Il Teatro Massimo è stato il contenitore dell'incontro elettorale organizzato da SEL, questo pomeriggio. L'intervento di Vendola è stato l'ultimo, preceduto da quelli del segretario regionale del partito, Arturo Scotto, dal capolista di Sel per le prossime amministrative, Italo Palumbo, dal coordinatore provinciale Gianluca Serafini e dal candidato sindaco del centrosinistra Fausto Pepe.


Giovani, precari, insegnanti, donne, bambini, anziani, nucleare e libertà sono stati i temi dibattuti dal governatore pugliese, con qualche consiglio sull'urbanistica cittadina che verrà.
Di stampo, ovviamente, più localistico le orazioni dei candidati e rappresentanti campani e sanniti. Se Arturo Scotto, segretario regionale, ha infatti urlato più volte la sua convinzione circa il poter prevalere al primo turno di Fausto Pepe, Palumbo riferendosi alla coalizione di Nardone con Viespoli e Mastella, indicata come 'il gioco delle tre carte' ha parlato di "truffa elettorale".


Il candidato sindaco, Fausto Pepe, ha invece criticato la scelta del suo avversario, l'aspirante primo cittadino del PDL, Raffaele Tibaldi, di farsi presentare una settimana fa da Nicola Cosentino: "Fossi stato in lui avrei preferito di no!".

Evidente il richiamo alle indagini su Cosentino, a suo carico è stato infatti ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione camorristica. L'attenzione di Pepe s'era appena soffermata su un altro candidato sindaco, Carmine Nardone, descritto come 'spento e impossibilitato a poter gestire da solo un comizio pubblico' quando è arrivato Nichi Vendola, accolto da un pubblico scattato in piedi ad applaudire e acclamare. Pepe e Serafini hanno sì concluso i loro interventi, di seguito fedelmente riportati, ma hanno ben compreso come la folla fosse lì per il leader che tanta popolarità ha saputo recentemente conquistarsi, portando il neonato partito, nei sondaggi, a risultati strabilianti, sino a toccare vetta 10%.

"Vi prego smettete di applaudirmi - ha esordito Vendola -. Ho un'età in cui ci si emoziona facilmente. Sono contento d'esser qui a Benevento, in uno spicchio di Campania che dimostra come il Sud non possa essere raccontato solo con stereotipi di 'palla al piede per l'Italia'. Noi, a Benevento, vogliamo presentare il volto di una Campania orgogliosa, di un Sud dinamico". Poi, la sterzata verso il grigio presente di tanti, troppi giovani: "I discorsi dei giovani del Maghreb sono identici ai discorsi dei miei nipoti. La condizione dei ventenni di oggi non è paragonabile nemmeno a quelle dei ventenni del Dopoguerra. Loro almeno avevano la speranza di poter migliorare la propria condizione, con l'impegno, con lo studio. Questa invece è la generazione del "Lavoro Mai". Sono prigionieri di un presente incapace di aprire una finestra per guardare il futuro. Loro sono le vittime del lavoro precario, del non-lavoro. Noi non dobbiamo chiedere che Berlusconi venga condannato per Ruby noi dobbiamo chiedere che Berlusconi si assuma le responsabilità per i coetanei di Ruby privati di una speranza di futuro!".

La riflessione dell'agitatore di coscienze' pugliese s'è poi soffermata, non senza ironia, sul ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. "Sogno il giudizio universale - ha riattaccato Vendola -. Alzerò un dito e chiederò all'Onnipotente 'Come è potuto accadere che venisse nominata ministro?'". Ricordando gli insulti che Berlusconi ha rivolto a più riprese agli insegnanti della scuola pubblica, rei, a suo avviso, di inculcare valori differenti da quelli che si insegnano nelle famiglie', Vendola ha gridato: "In Italia dovremmo costruire il monumento alle maestre e al maestro elementari che hanno continuato a formare nonostante la svalorizzazione economica e sociale del loro ruolo. Abbiamo cominciato a perdere quando dalla cattedra sono scesi i maestri e sono salite le veline, i Lele Mora, i Fabrizio Corona. C'è stato il trionfo della pedagogia cattiva, del proprio ombelico. Quando colpiscono la scuola non sono incauti, stanno perseguendo un loro obiettivo: precarizzare il lavoro, la cultura, l'ambiente, la vita. Non c'è bisogno, per loro, che l'individuo sappia, conosca. Deve solo diventare un PICCOLO INGREDIENTE della precarietà. La politica non può nascere e morire in televisione. Alla volgarità delle risse, dove vince chi fa sentire l'odore del sangue dobbiamo replicare con l'eleganza del dire e del fare".

Poi, Vendola si è soffermato sul nucleare. Ha prima parlato del Giappone, 'nato sotto le macerie di un bombardamento atomico e ricostruito con l'illusione dell'atomo civile'. "Oggi - ha analizzato il governatore - si ritrovano 100 milioni di tonnellate di rifiuti radioattivi che nessuno scienziato saprà mai come smaltire. Per il Giappone è stato l'ennesimo volo di Pindaro. Oggi, la destra in Italia, ci sta privando del diritto di esprimere il nostro dissenso al nucleare. Perché? Perché Berlusconi ha un portafogli di affari per 20 miliardi di euro con la Francia sul nucleare e ciò vale di più della salute nostra e dei nostri figli".

Infine, Vendola, ha tenuto un 'discorso rapido per Fausto' come lui stesso l'ha presentato. "Avete la fortuna di non aver replicato lo scenario di Napoli sui rifiuti. L'hinterland partenopeo è scoppiato, non ha più un volto. L'edilizia del futuro, sindaco, non è quella dell'espansione urbanistica ma è quella della riqualificazione dei centri storici. Sindaco, dobbiamo occuparci innanzitutto di chi non vota, dei bambini. Ogni bambino che non frequenta la scuola dell'obbligo è un camapanello d'allarme, sintomo della malattia della tua città. Sei tu a doverlo andare a prendere. I vecchi sono visti come un'altra malattia, bisogna invece loro organizzare gli spazi, per la sapienza e la ricchezza che solo loro possono portare. Sindaco, una città è civile nella misura in cui annienta le barriere architettoniche. I disabili sono una lente di ingrandimento per leggere gli spazi".

Vendola ha pure voluto consigliare Fausto Pepe sull'importanza delle donne in politica: "Le donne non sono dei Panda da proteggere con la logica delle quote rosa. sono fonte di competenza. La politica non deve accontentarsi della coreografia". Quest'ultima affermazione ha portato silenzio in sala e per la vicenda delle quote rosa che tanto ha surriscaldato la Giunta Pepe negli ultimi anni e per la presenza sul palco di tre fanciulle, fatte accomodare alla destra dell'oratore, velocemente presentate e lì, inattive, rimaste.

Vendola si è quindi ironicamente scusato col candidato supportato: "Perdonami sindaco, mi sono fatto i fatti tuoi. Spero che farai vivere Benevento come un pezzo di Mediterraneo, spero che la tua comunità si mostri accogliente e solidale con un mondo sofferente che si affaccia sulle nostre coste. Agli inizi del 1900 povera gente si batté per il pane e la libertà. Voglio lasciarvi così, ricordandovi ciò che ci hanno lasciato in eredità, parole che dicono 'Non vali niente nella vita se non sei protagonista di una battaglia moderna che sa di pane e libertà'".

Prima dell'acclamazione di Vendola, il pubblico di Sel aveva dimostrato di gradire Fausto Pepe durante l'intervento di questi. L'aspirante sindaco, infatti, aveva appena ringraziato il partito di coalizione quando una voce maschile dal fondo della platea gli ha gridato: "Sei unico come sindaco Fausto!". Pepe così gli ha risposto: "Non immaginavo di poter diventare il punto di unione del centrosinistra. Hanno evidentemente apprezzato la coerenza e la lealtà. In politica bisogna dare qualche esempio positivo, bisogna saper dare non è possibile essere sempre opportunisti. Io sento troppo poco parlare di programmi, sento critiche nei miei confronti, ma non ascolto idee. Di là esistono due centrodestra, uno che si fa presentare d aCosentino, quello di Tibaldi, l'altro, quello di Nardone, persona con cui ho parlato di centrosinistra sino a qualche mese fa, voglioso di ascoltarne i suggerimenti, completamente ingessato".

Come già anticipato, l'arrivo di Vendola ha velocizzato le conclusione che per Fausto Pepe si sono concretizzate in due promesse: il progetto di collegamento tra le due regioni, la Puglia e la Campania tramite l'Alta Capacità Napoli Bari e una vittoria da consacrare all'ambiente e alla legalità. "Abbiamo la raccolta differenziata al 65%. Questa esperienza è un simbolo. Al bando i Cosentino e i Trasformisti! Non li vogliamo!".

Gianluca Serafini, invece, ha tenuto a precisare innanzitutto come a Benevento tanto ancora ci sia da fare ricordando poi i lavoratori dei consorzi ' fascia che è stata esclusa dalla produzione'.
Alle beghe localistiche, Vendola ha invece dedicato un solo attimo: "Mastella non è più nel centrosinistra? Prosit! C'è da brindare!".
Tiziana Nardone



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