Divina Sprovieri, mons. Mainolfi: "Una lampada che illumina la notte"

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Divina SprovieriDivina Sprovieri

Mons. Pasquale Maria Mainolfi ricorda Divina Sprovieri, recentemente scomparsa.

Pavel Aleksandrovič Florenskij, filosofo, matematico, teologo e presbitero russo (1882-1937), una delle figure più significative e sorprendenti del pensiero religioso, oggi riscoperto in gran parte d'Europa come uno dei maggiori pensatori del Novecento, menzionato da Giovanni Paolo II nella Fides et ratio (cfr. n. 74), così scrive: «Le persone pure, o meglio gli angeli terrestri, membri della misteriosa stirpe di Maria già dalla giovinezza risplendono della mite luce del non terrestre e dell'immacolato. Esse sono segnate già dal seno materno e predestinate ad una particolare configurazione dell'anima».

Mi ritorna alla mente questo pensiero del teologo russo Florenskij mentre penso alla vita umile, intensa e straordinaria della carissima Divina Sprovieri che l'11 novembre 2017 è entrata nella gloria svelata del Risorto. Rosaria, moglie di Luciano Casiero, portinaio del palazzo arcivescovile di Benevento, con semplicità disarmante ha dichiarato: «Se non è entrata lei in Paradiso, nessuno di noi entrerà». Erano legate da una dolce, intensa, umana e spirituale amicizia.

Ma chi è Divina Sprovieri e quale è stato il segreto della riuscita esistenziale dei suoi 85 anni di vita? Nomen omen dicevano i latini. Il destino racchiuso in un nome. Divina di nome e di fatto. Nata a San Benedetto, frazione di San Pietro in Guarano, provincia di Cosenza, il 23 gennaio 1932, da Giuseppe e Adelina Francesca Marsico. Seconda di 8 figli: Serafino, Divina, Maria, Aurelia, Rita, Emma, Giovanna e Antonio. Il 19 aprile 1953, a 21 anni, sposa Alberto Citrigno nella Chiesa parrocchiale di San Benedetto in Guarano.

Dal loro matrimonio nascono 5 figli: Concetta, Giovanni, Giuseppe, Francesco e Antonio. Ma dopo 22 anni di vita coniugale, a 43 anni, il 24 aprile 1975, rimane vedova. Con un gesto di grande coraggio convoca i figli e dice: «Figli miei, ora la nostra vita diventa più difficile, ma insieme ce la faremo. La Provvidenza non mancherà di aiutarci. Papà dal Cielo non ci priverà del suo aiuto». Di fatto sull'arduo cammino della famiglia Citrigno arrivano molteplici doni concreti e tanti aiuti inaspettati.

Anche attraverso i sogni papà Alberto incoraggia, sostiene, illumina, indirizza. Non si perde la fiducia nella Provvidenza. Il secondogenito Giovanni, nato il 22 marzo 1955, entra in seminario e, il 21 luglio 1979, in Cosenza, viene ordinato sacerdote dallo zio Serafino, Vescovo Ausiliare di Catanzaro. Oggi Mons. Giovanni Citrigno è il Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Cosenza. Mamma Divina, dopo aver sistemato tutti i figli, confida al figlio sacerdote il desiderio di vivere da consacrata laica mettendosi interamente al servizio di una comunità di sacerdoti.

Don Giovanni pensa, fantastica e spera di coronare il sogno della mamma che avverte intensamente la vocazione e la gioia del servizio. Costi quel che costi, aiutare a tutti i costi i sacerdoti che considera tutti come figli e creature predilette del Signore. Ma la Provvidenza traccia la strada: un fratello vescovo e un figlio prete. Suo fratello Serafino, nato il 18 maggio 1930, è sacerdote dal 12 luglio 1953, è nominato Ausiliare di Catanzaro l'11 febbraio 1978, consacrato Vescovo il 9 aprile 1978, promosso Arcivescovo di Rossano-Cariati il 31 luglio 1980 e trasferito alla sede Arcivescovile Metropolitana di Benevento il 25 novembre 1991, vi prende possesso canonico l'1 febbraio 1992, rimanendovi fino al 24 giugno 2006, quando, da emerito, si ritira, con edificante semplicità e nascondimento, nella canonica della parrocchia di San Nicola in Cosenza.

Serve il fratello ed il figlio e, con loro, tutti i sacerdoti ed i seminaristi affidati alla cura pastorale del dolcissimo e lungimirante Pastore Serafino Sprovieri. La testimonianza di mamma Divina diventa luminosa ed esemplare. Messa quotidiana e tanta preghiera. Già al lavoro dalle prime ore del mattino fino a tarda sera. E' presente a tutte le processioni e pellegrinaggi con estrema discrezione, scegliendo sempre per sé l'ultimo posto, libera da ogni forma di ostentazione. In silenzio sempre. Alza forte la voce solo quando bisogna difendere il primato della fede e la dignità dei suoi amati sacerdoti.

Lavora come un asino del Signore. Non vuole servitù né collaboratrici domestiche. Grazie a lei il palazzo arcivescovile risplende di pulizia e nitore e, nelle feste, lavora anche di notte per preparare dolci e crema fresca per seminaristi e sacerdoti. Nel cortile dell'episcopio, nel sottoscala o in garage prepara le conserve per l'inverno. E' preoccupata per i tanti debiti trovati dal fratello in Benevento. Vuole contribuire alla risoluzione senza mai gravare, anzi incoraggiando e infondendo fiducia nel Signore in chiunque incontra. Sempre sorridente. Modestia e sobrietà nel vestire. Non perde un minuto di tempo.

Anche durante i lunghi pellegrinaggi in treno verso Lourdes è felice di donare, contenta di servire, sempre pronta alla preghiera, con uno specialissimo amore e trasporto verso la Madonna e la corona del Santo Rosario. Mai ho visto una donna lavorare e pregare tanto. Ora et labora! Questo il suo quotidiano programma di vita. Tranne gli ultimi mesi della malattia, è sempre stata solerte, generosa, impareggiabile lavoratrice. E' morta di sabato, il giorno di Maria. I suoi funerali nel giorno del Signore, “il signor giorno”, il giorno della Resurrezione. Ed ecco il segreto di una vita così intensa: da ragazza desidera consacrarsi totalmente al Signore, la nonna materna, caduta da un albero, rimane allettata, i medici sentenziano “non guarirà mai più”; Divina è destinata a servirla, rinunciando così al suo sogno. In seguito il fratello Don Serafino consiglia alla famiglia di rivolgere una premurosa novena di preghiere al Servo di Dio Don Edoardo Poppe (originario del Belgio, apostolo della “Crociata Eucaristica”, beatificato da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999).

Al termine della corale invocazione la nonna sogna il santo sacerdote, l'ematoma simile ad un pane, che la tiene curvata nel letto, scompare improvvisamente, la nonna guarisce istantaneamente e miracolosamente, si rimette a lavorare regolarmente contro ogni indicazione dei medici. Per molti anni ho coltivato una profonda amicizia spirituale con Divina Sprovieri, rimanendo sempre conquistato dalla sua umiltà, fede e laboriosità.

Ora che è entrata nella Vita Eterna, la sua limpida testimonianza di donna, madre, sorella, sposa e credente mi suggerisce una riflessione. Spesso si sente dire: «Oggi le cose vanno male! Ci vogliono leggi migliori, misure più severe, interventi più rapidi...!». Sapete che cosa ci vuole? Ci vogliono i santi! Il Battesimo è il vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'insegnamento di Cristo e la inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Bisogna vivere da santi scegliendo il radicalismo del discorso della montagna: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Matteo 5,48).

Occorrono nuovi santi per avere una nuova società, santi per il nostro tempo, affinché esso sia nuovamente recuperato alla limpidezza, alla dignità e alla gioia per tutti. I santi portano novità vera in tutte le situazioni della storia umana. La conclusione del mio discorso è ovvia: se vogliamo che cambi qualcosa in questo mondo, dobbiamo farci santi! Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aiutarci a comprendere che tutti i battezzati hanno uguale dignità davanti a Dio e sono accomunati dalla stessa vocazione alla santità (Lumen gentium, 5). Madre Teresa di Calcutta afferma: «La santità non è una chiamata per pochi ma un dovere per tutti. Non possiamo fare grandi cose su questa terra, solo piccole cose con grande amore. La santità non consiste nel fare cose straordinarie. Essa consiste nell’accettare, con un sorriso, quello che Gesù ci manda. Essa consiste nell'accettare e seguire la volontà di Dio.

Non so come sarà il Cielo, ma so che quando si muore e arriva il momento in cui Dio ci giudicherà, Lui non chiederà quante cose buone hai fatto nella tua vita, ma piuttosto chiederà quanto amore mai messo in quello che hai fatto». La vita di mamma Divina Sprovieri è stata un meraviglioso atto d'amore. E poiché la prosa non sempre riesce a catturare interamente il vissuto radioso di un'anima, affido al registro più alto della poesia “Atto di Amore” di Ada Negri, appassionata interprete delle ragioni degli umili e degli emarginati il compito di delineare con poche sciabolate di luce l'esistenza piena d'amore di Divina Sprovieri: «Non seppi dirti quanto io t’amo, Dio nel quale credo, Dio che sei la vita vivente, e quella già vissuta e quella ch'é da viver più oltre i confini dei mondi, e dove non esiste il tempo. Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta di ciò che tace nel profondo. Ogni atto di vita, in me, fu amore. Ed io credetti fosse per l'uomo, o l'opera, o la patria terrena, o i nati del mio saldo ceppo, o i fior, le piante, i frutti che dal sole hanno sostanza, nutrimento e luce; ma fu amor di Te, che in ogni cosa e creatura sei presente. Ed ora che ad uno ad uno caddero al mio fianco i compagni di strada, e più sommesse si fan le voci della terra, il Tuo volto rifulge di splendor più forte, e la Tua voce è cantico di gloria. Or - Dio che sempre amai - t'amo sapendo d'amarTi; e ineffabile certezza che tutto fu giustizia, anche il dolore, tutto fu bene, anche il mio male, tutto per me Tu fosti e sei, mi fai tremante d'una gioia più grande della morte. Resta con me, poi che la sera scende sulla mia casa con misericordia d'ombra e di stelle. Ch'io Ti porga, al desco umile, il poco pane e l'acqua pura della mia povertà. Resta Tu solo accanto a me Tua serva; e nel silenzio degli esseri, il mio cuore oda Te solo».

Mons. Pasquale Maria Mainolfi



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