Insonnia, ecco quando viene definita cronica

MILANO (ITALPRESS) – L’insonnia è uno dei disturbi del sonno più diffusi e allo stesso tempo più sottovalutati, perché spesso considerata un semplice fastidio temporaneo. In realtà è un fenomeno complesso che può avere ricadute importanti sulla qualità della vita, sulla salute fisica e sul benessere psicologico di chi ne soffre. In Italia l’insonnia interessa circa il 30-40% della popolazione adulta, almeno in forma episodica. La cosiddetta insonnia ‘cronica’ riguarda invece circa il 10% degli adulti, con una prevalenza maggiore nelle donne e nelle persone sopra i 60 anni. Le cause sono spesso complesse: psicologiche, fisiche, ambientali, e legate allo stile di vita. Con il tempo se non affrontata, l’insonnia tende a cronicizzarsi, anche perché chi non dorme bene spesso sviluppa un timore del sonno che alimenta un circolo vizioso. “L’insonnia è un disturbo, non è semplicemente un sintomo, anche se può ritrovarsi in tante patologie, ma è una vera e propria malattia. Per definire un soggetto affetto da insonnia cronica, il disturbo del sonno deve essere presente per almeno tre giorni alla settimana, per almeno tre mesi. Ma la parte importante e caratteristica è questa: che l’insonnia non è caratterizzata soltanto da una difficoltà di addormentamento, oppure di mantenimento del sonno, ma deve essere soprattutto presente per arrivare a questa diagnosi una aspetto negativo di giorno, quindi il soggetto deve essere durante la giornata affaticato, irritabile, esattamente. Questo è fondamentale per la diagnosi”, dice Luigi Ferini Strambi, professore ordinario di Neurologia alla facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS, a Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

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