Gregoretti, onore e scuse

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Il Comune di Benevento, il 22 novembre, conferisce la cittadinanza onoraria a Ugo Gregoretti, una delle pietre miliari nella storia di cinema, tv, teatro italiani e del giornalismo. Solennemente riconoscendo quanto ha donato del suo genio creativo e artistico alla remota cittadina seduta tra il Calore e il Sabato. Nel 1980 inventò la rassegna Città Spettacolo che ha fatto conoscere il capoluogo a tanto pubblico forestiero, a tanti attori e registi e, più in generale, l’ha portato alla ribalta: raggiunto da chi mai l’avrebbe visitato e portato dove mai sarebbe arrivato. L’ha diretta per 10 anni, i migliori, iniettandole nel frattempo dosi, così massicce, di forza propulsiva da averle consentito, ininterrottamente, di arrivare fino a oggi: a settembre si terrà la 29ma edizione. Onorato, per ciò, è chi conferisce, Benevento, dato anche il fulgido percorso intellettuale e artistico del regista romano. Per citarne un solo episodio, nel 1962, con altri tre cineasti, firmò un film a episodi, “Rogopag”, che prendeva il titolo proprio dalle iniziali dei loro quattro cognomi: Rossellini, Godard, Pasolini e appunto Gregoretti. Versatile quanto inesauribile, a 78 anni compiuti, Ugo è da giorni qui in città a fare il direttore artistico della rassegna teatrale internazionale degli universitari che s’inaugura in questa stessa settimana novembrina.

La cerimonia del 22 novembre sarà, di fatto, anche l’occasione per porgergli le doverose scuse dato il modo indegno in cui fu allontanato dalla guida della sua creatura, dalle autorità istituzionali locali di allora. Involontario artefice del triste esito fu, nel settembre 1989, proprio questo giornale, “il Quaderno”, neonato quindicinale, al suo settimo numero assoluto. In un’intervista esclusiva rilasciataci, Gregoretti fece il punto sullo stato di Città Spettacolo e su come fosse stato difficile tenerla ad alti livelli in un contesto carente e arretrato. Censurò, tra l’altro, l’accoglienza di bar, ristoranti e alberghi, limiti non solo inoppugnabili, ma tuttora in buona parte permanenti. Vent’anni dopo… Ma pagò, soprattutto, perché espresse, senza perifrasi, il suo pensiero su alcuni “tromboni” del luogo che, con scarsi mezzi culturali, pontificavano sulla bontà o meno della rassegna, nonché sui potenti di vari enti e istituzioni cui, finalmente, era stato chiesto di pagare il biglietto per fruire degli spettacoli. Ricordo che, ironia della sorte, quell’intervista fu l’ultimo pezzo impaginato, a notte fonda, in quel di Angri, dove componevamo “il Quaderno”. Lessi e rilessi quelle righe, mi confrontai con Vittorio (l’autore) e Felice (il grafico), riascoltai più volte il nastro registrato con quella conversazione “senza rete”, come poi titolammo l’articolo. Previdi le polemiche, un po’ di tagli qua e là le avrebbero evitate. Tagli, intanto, richiestimi anche dal grafico perché l’intervista, era lunga e non avrebbe concesso nemmeno lo spazio per una foto. Il dovere del giornalista prevalse com’era giusto. L’intervista rimase intatta, senza icone e alle 4 di notte ripartimmo per Benevento. Quando il giornale andò in edicola, successe un putiferio, con grida talmente alte da portare le polemiche finanche sulla prima tv nazionale, sui maggior quotidiani e periodici e sulla stampa regionale e locale. Commercianti, potentati e politici, soprattutto quelli del Psi, si scatenarono per chiedere la rimozione di Gregoretti, reo, in sintesi ma con citazione letterale, di “sputare nel piatto in cui mangiava”.

Gli ingrati e agli ignoranti si fa un rimprovero, attaccano chi mostra l’evidente limite, anziché agire per porvi rimedio. Così Gregoretti portò a termine l’edizione del 1989, ma Benevento, ingrata e ignorante, nel marzo seguente lo fece fuori, assegnando la direzione artistica della rassegna a Renzo Giacchieri. Lo decise nel chiuso di una riunione il sindaco di Benevento dell’epoca, sentiti e in pieno accordo, con i coevi presidenti della Provincia, della Camera di Commercio e dell’Ept. Fummo in pochi allora a difendere Gregoretti, quanto da lui fatto per il capoluogo e il suo diritto anche a criticare questa città, dopo averle dato tanto lustro. A protestare contro chi lo silurava, sull’onda di umori rozzi e beceri. Chiedemmo pure di parlare col sindaco perché spiegasse alla pubblica opinione la cacciata. Rifiutò l’intervista: e cosa mai avrebbe potuto dire, chi propugnava la città di cultura, di un così barbaro atto d’intolleranza?

Ma il tempo è galantuomo. Oggi, delle misere contumelie non v’è più traccia, né eco. C’è invece, forte, il rimpianto delle edizioni firmate da Ugo Gregoretti, poste, nuovamente, come riferimento per la rassegna, dopo la lenta e continua caduta di Città Spettacolo soprattutto negli Anni Novanta. Il conferimento della cittadinanza onoraria, quindi, porta col ringraziamento riconoscente anche le dovute scuse a quest’artista insigne e magnanimo che ha ignorato il rancore per quanto subito: col suo sorriso garbato, lo sguardo acuto e la sua impareggiabile ironia.



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