ROMA (ITALPRESS) – Cinquant’anni dopo la ratifica della Convenzione di Ramsar, l’Italia fa i conti con lo stato di salute delle sue zone umide, ecosistemi fondamentali ma sempre più sotto pressione. Il nostro Paese è oggi tra i primi in Europa per numero di aree riconosciute di importanza internazionale: sono 63 i siti distribuiti in 15 regioni, per oltre 81 mila ettari tutelati. A questi si aggiungeranno presto tre nuove aree in Sicilia. Un patrimonio naturale che comprende lagune, paludi, stagni e laghi, veri scrigni di biodiversità e risorse strategiche nella lotta ai cambiamenti climatici, grazie alla loro capacità di trattenere acqua e immagazzinare carbonio. Ma il quadro non è privo di ombre. A lanciare l’allarme è Legambiente nel suo nuovo rapporto dedicato agli ecosistemi acquatici. Urbanizzazione, cementificazione, agricoltura intensiva e crisi climatica stanno mettendo a rischio questi ambienti fragili. Secondo l’associazione, una parte delle zone umide censite non è ancora protetta da strumenti giuridici adeguati e i tempi per il riconoscimento ufficiale a livello internazionale restano troppo lunghi.
Per questo Legambiente chiede al Governo più aree protette, una gestione unitaria delle risorse naturali e interventi concreti contro inquinamento e degrado ambientale. Le zone umide, spiegano gli esperti, non sono solo luoghi di valore ecologico, ma anche culturale e sociale, legati a tradizioni locali, turismo sostenibile e identità dei territori.
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