Intervista a Luca Aquino impegnato con il suo "Jazz Bike Tour"

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Luca Aquino Luca Aquino

Stiamo per regalarvi una bellissima intervista. Una chiacchierata con uno dei musicisti Italiani più quotati e dalla spiccata personalità, con un tour in Europa accompagnato dalla sua tromba e dalla sua bicicletta, il beneventano Luca Aquino.

Un’idea fantastica quella di fare un tour musicale per l’Europa spostandoti in bicicletta. Come è nata questa idea?

Un paio di anni fa, durante un giro in bici, in cima ad una nota salita nel Sannio, io e mio zio abbiamo pensato di realizzare il nostro sogno. Raggiungere la Norvegia in bicicletta. Dopo averne parlato in famiglia e verificato la fattibilità dell’impresa con amici atleti, ho contattato il poetico marchio Tiralento per l’abbigliamento tecnico e la storica azienda Wilier Triestina, costruttori di biciclette. Con la vecchia bici, sulle lunghe tratte, avevo sempre dei dolori al collo e ai gomiti, già deboli per via della mia postura alla tromba ma, grazie al responsabile marketing Luca Violetto, i tecnici della Wilier hanno realizzato una bicicletta su misura. Ora pedalo molto più agile e ho più resistenza. Con Tiralento invece mi sembra di rivivere la grande epopea del ciclismo del secolo scorso, con le loro fedeli riproduzioni delle divise storiche. Non sarà semplice affrontare questo viaggio ma ora siamo qui, con un tour di concerti programmati e quattromila chilometri da affrontare in quaranta giorni su due ruote, a partire dal prossimo primo luglio.

Quali sono le città nelle quali suonerai? Con quale formazione?

A marzo realizzerò un album in Iraq e sarà prodotto dall’etichetta giordana TAGI RECORD di Talal Abu-Gazaleh, gestita dalla manager italiana Sara Rella. Il titolo sarà “Iraq Resonance” e sarà un doppio. L’album sarà promosso durante il “Jazz Bike Tour” nei festival di musica italiani ed europei e, come nel disco, saranno due le possibili formazioni per il live. Una col fisarmonicista Carmine Ioanna e l’altra insieme all’ensemble della Jordanian National Orchestra, composto sta musicisti provenienti dalla Siria, da New Orleans, da Baghdad e da Amman. E’ prevista però anche la possibilità di incontrare e suonare con i musicisti che vivono nei luoghi che attraverso. Paesaggi da attraversare in bicicletta, concerti, show-case, presentazioni e collaborazioni con altri musicisti, artisti, sportivi, amanti della natura o chiunque voglia unirsi all’iniziativa. Durante qualche tappa pedalerò anche con Andrea Scaccia, manager del “Jazz Bike Tour”, e Giambattista Tofoni, network manager di EJN, grazie al quale il tour ha ricevuto il supporto di Europe Jazz Network all’interno dell’attività “Take the Green Train”, progetto europeo sulla sostenibilità ambientale nell’organizzazione di concerti. Adotteremo anche noi il green rider, una scheda tecnica che segua i principi dell’ecososteniblità. C’è molto fermento e curiosità da parte di tanti appassionati e colleghi e ne sono onorato.

In tutto il tour quanti sono i chilometri che percorrerai in bicicletta?

Quattromila.

Quanto durerà il Jazz Bike Tour?

Quarantadue giorni, partiremo il primo luglio.

Questo progetto avrà un seguito (magari girare altri continenti sempre nella stessa modalità) oppure credi finirà dentro le mura europee?

Potrebbe essere un ottimo inizio, non solo per me. Che noia gli aereoporti. Ho preso duecento aerei l’anno per dieci anni consecutivi e ora farà bene, a me e alla mia musica, rallentare un pò, respirare e godermi il viaggio, pedalata dopo pedalata.

Qual è l’obiettivo e la missione di questo progetto?

I messaggi e gli obiettivi del “Jazz Bike Tour” possono essere sintetizzati nel sottotitolo del progetto: “Wheels not Walls”. Porterò con me anche il messaggio della campagna mondiale UNESCO #UNITE4HERITAGE per la difesa e la valorizzazione del patrimonio culturale mondiale. Missione che ho sposato già nel 2016, dopo aver suonato con Sting all’Olympia di Parigi, con la realizzazione dell’album “PETRA” nel sito archeologico di Petra, nel deserto Wadi Rum in Giordania. L’altro obiettivo è quello di essere “green”, non dico ad impatto zero, ma l’obiettivo è quello di portare in giro la mia musica prendendomi cura della nostra terra.

Andrea Ranalletta



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