"Il cigno nero e il cavaliere bianco", la metafora dei mercati e di chi salvo' l'Italia dal default

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Roberto Napoletano e Clemente MastellaRoberto Napoletano e Clemente Mastella

Documentare la grave crisi in cui si è trovata l'Italia nel 2011, con una serie di fatti concomitanti che difficilmente possono verificarsi tutti insieme e invece collimarono tanto da trascinare il paese in un baratro. Roberto Napolitano racconta metafora del "cigno nero", la crisi finanziaria, e il "cavaliere bianco" che la evitò: Mario Draghi.

L'ex direttore del Sole 24 Ore, intervistato dal collega - nonché sindaco - Clemente Mastella, ha presentato a Benevento, nella sala di Palazzo Paolo V, il suo libro "Il Cigno nero e il cavaliere bianco". Al parterre Naopolitano ha svelato innanzitutto i soggetti della metafora del titolo e poi il perchè del libro: documentare quanto avvenne in quei fatidici giorni in cui l'Italia fu messa sotto pressione dalla speculazione internazionale, far capire in che situazione si trovò il Paese e come ne uscimmo, per comprendere come siamo arrivati ad oggi e cosa dovremmo fare per il futuro. 

Il "cigno nero",  preso in prestito dal saggio di Nassim Nicholas Taleb, rappresenta dunque la crisi economica e finanziaria che Mario Draghi sconfisse grazie alla alla spada del quantitative easing. Napolitano spiega nozioni difficili in modo semplice, lo fa raccontando appunto, raccontando colloqui, aneddoti, legati ai giorni fatidici che seguirono il 9 novembre 2011, quando lo spread, questo animale sino ad allora sconosciuto a tutti, divenne improvvisamente al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica balzando a 575. Napolitano lo definisce il nostro subprime, il "29 italiano", che rischiava di essere foriero di un "29 europeo". Sul mercato secondario intanto i Bot a 6 mesi viaggiavano intorno all'8-9% ed i BTP erano al 7%. In quelle condizioni, confidò all'autore il Governatore della Banca d'Italia Vincenzo Visco, con il livello di debito pubbico che avevamo, potevamo andare avanti solo un paio di mesi.

Cosa stava succedendo? I fondamentali non erano gravi, ma gli Hedge Fund (Fondi di investimento statunitensi molto speculativi NDR), avevano scommesso sul fallimento del nostro paese. Ma, ammonisce Napolitano, l'Argentina che è un paese ricchissimo di risorse naturali, non si è mai ripreso dal default, noi rischiavamo di fare la stessa fine. 

In quel periodo, con lo scandalo sessuale del "bunga bunga" in corso, con il presidente del Consiglio Berlusconi che non parlava con il ministro dell'economia Tremonti, gli hedge fund avevano la strada spianata. La nomina del governo Monti, con le misure della riforma delle pensioni, la patrimoniale posero un freno. Solo che Monti peccò per eccesso di austerity e sbagliò a non fare la riforma del lavoro. Monti seppe però comprendere la gravità della situazione ed ebbe un lungo braccio di ferro con la Merkel, appoggiato dalla Spagna e poi anche da Macron, ottenendo alla fine l'approvazione di un documento che chiedeva la stabilizzazione dei mercati. Anche Obama, a cui fu affidato un report, si espresse a suo favore, dichiarando "Siamo perfettamente favorevoli al Paper italiano", spiazzando così definitivamente la Germania. Monti, in quel momento, stava quindi agendo inconsapevolemente sulla stessa linea di Draghi.

L'ombra della grexit è dietro l'angolo. E Draghi agendo all'interno dei suoi poteri, interpretando il suo ruolo, è l'unico che difende l'Euro. Solo la fermezza del presidente della BCE, racconta quindi Napoletano, fece capire agli speculatori che non l'avrebbero spuntata, che per loro sarebbe stato un bagno di sangue, facendoli così desistere.

Napoletano poi passa in rapida rassegna, eventi, dinamiche di politica internazionale e colloqui avuti con personalità come Ciampi, Padoan e Prodi e Visco. Ad esempio rileva che Prodi fosse d'accordo con la politica di Berlusconi sul perseguire una politica estera che ci avvicinasse alla Libia e alla Russia (magari non nella forma NDR), paesi da cui dipendiamo per il nostro approvvigionamento energetico. Inoltre, nota ancora l'ex direttore del Sole 24 Ore, l'Italia ha nella Francia un paese in competizione che esercita molto il suo peso specifico mentre noi non diciamo assolutamente niente, invece avremmo molta sintonia con la Germania, con cui la nostra economia è fortemente legata. Il nostro settore manufattoriero partirebbe immediatamente se riparte la locomotiva tedesca.

Se una conclusione si vuol trovare, si potrebbe dire che, memore dal rischio che abbiamo corso, con l'Italia che ha rischiato il default ma proprio grazie all'Euro si è salvata e basta notare quanto sta avvenendo con la Brexit per rendersi conto del pericolo corso: l'Inghilterra infatti, sta perdendo pezzi importanti dell'economia, che stanno migrando altrove. Napolitano indica quindi con una maggiore coesione a livello europeo con una guida a 4: Italia, Germania, Francia e Spagna, abbandonando il dualismo Germania - Francia a cui spesso abbiamo in qualche modo adbicato.



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