S.Agata dei Goti citta turistica. Consigli utili per la valorizzazione

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Chi ha avuto la fortuna di visitare S. Agata de’ Goti durante queste vacanze di Natale, è probabile che si sia imbattuto nella mostra di presepi ‘Quanno nascette Ninno’ allestita nel Palazzo vescovile. L’esposizione presepiale, curata dal maestro Claudio Di Marino, ha così consentito tenere aperto al pubblico, almeno nei fine settimana, uno dei luoghi più ricchi di storia del paese caudino. Infatti, inoltrandosi oltre il Salone degli Stemmi, in fondo ad un corridoio, l'occhio del visitatore curioso ha potuto di certo osservare la stanza dove S. Alfonso de’ Liguori dimorava quando era vescovo di S. Agata, tra gli anni 60 e 70 dal ‘700. La stanzetta è essenziale: un letto, un vaso per lavarsi, uno scrittoio. La domanda che mi pongo è questa: perché non creare un circuito turistico reale attorno a questa stanza, oltre che ai documenti lasciati dal santo e alla sedia del vescovo e dottore della chiesa che è stato S. Alfonso? Se non ci fosse stata la mostra di presepi, il Palazzo vescovile, che di per se già potrebbe rappresentare un luogo di attrazione turistica, sarebbe stato chiuso. S. Agata ha avuto il dono naturale della bellezza paesaggistica, architettonica e storica, ma non sempre, nel corso del tempo, i suoi amministratori sono riusciti a sfruttare i suoi gioielli. Basterebbe poco per sgombrare l'atrio del Palazzo vescovile dal parcheggio che è attualmente e rendere visitabile sempre, e non solo previa telefonata, i luoghi che furono di Alfonso. Alcuni santagatesi, negli ultimi tempi, si lamentano che con l'attivazione del semaforo in piazza Trieste e quindi della Ztl, il paese è vuoto. Il problema non è la Ztl, che così come è stata proposta non limita in niente la circolazione veicolare nelle mura antiche. Il problema è che non c'è sempre la possibilità di visitare tutto ciò che di importante S. Agata ha da offrire. I turisti che nei fine settimana scelgono il paese caudino come meta delle loro gite, hanno la possibilità di ammirare solo una piccola parte di ciò che di bello, emozionante e particolare il paese può offrire. Una soluzione, per banale che sia, potrebbe essere quella di mettere in campo, da parte dell’amministrazione, provvedimenti più coraggiosi (su tutti la Ztl che non sia però una zona a traffico illimitato), forse non sempre popolari, ma che sul lungo periodo possano incentivare quella vocazione turistica di cui S. Agata si fregia, ma che non sempre si attua. Allo stesso tempo, la Curia, dovrebbe aprire le sue porte, consentire l’accesso alle chiese, di cui il paese pullula, ai turisti e perché no, anche ai santagatesi stessi. Negli anni scorsi qualcosa in questo senso si era mosso: l’amministrazione aveva proposta alla Curia di creare un biglietto unico di accesso al paese con cui visitare i suoi monumenti, progetto che ha trovato però l’ostilità della Chiesa. Stesso discorso vale per i commercianti del centro storico che lamentano il quasi azzeramento dell’economia, senza pensare che ognuno è imprenditore di se stesso e che per ravvivare le casse delle attività commerciali del centro antico non servono le auto, ma le idee. Solo un lavoro svolto in parallelo potrà consentire, soprattutto in un momento di crisi come quella attuale, di fare di necessità virtù e di consentire ad una realtà interna come quella di S. Agata di emergere e di ritagliarsi il giusto spazio che merita, tra i luoghi più particolari del Sannio e non solo. L’obiettivo dovrebbe essere il bene comune che in questo caso è rappresentato dalla valorizzazione di S. Agata.

Nella Melenzio



Articolo di Valle Caudina / Commenti